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Scontrino fiscale: approfondimento e storia

storia dello scontrino fiscale

Nemico amico dei commercianti lo scontrino fiscale ha una storia abbastanza recente che risale al 1980 quando, per combattere l’evasione fiscale, l’allora Ministro delle Finanze Franco Reviglio ebbe l’idea di introdurre il registratore di cassa con annesso scontrino fiscale. Dall’idea alla messa in opera ne trascorse di tempo e così arrivammo al 1983 e a un nuovo Ministro Francesco Forte che come Reviglio era socialista e appoggiò completamente la causa dettando le regole definitive per l’inserimento del registratore di cassa.

Fu un’introduzione graduale che avrebbe dovuto interessare inizialmente solo gli esercizi commerciali (negozi, ristoranti, supermercati ecc..) che avevano dichiarato negli anni precedenti un volume di affari decisamente importante dell’ordine di 200 milioni di lire. Via via poi si sarebbero dovuti adeguare tutti i commercianti di qualsiasi fascia di reddito.

Ma cosa è esattamente lo scontrino fiscale e a cosa serve?

Le spiegazioni del Governo dell’epoca furono semplici: “Il registratore di cassa è uno strumento importante perché risponde all’esigenza di riequilibrare i carichi sociali tra le fasce della società. Però può funzionare se il cittadino si convince che l’evasione è un problema della comunità, se si capisce che se tutti pagano le tasse, le tasse si riducono” furono le parole di Reviglio.

Testimonianza di quei giorni di cambiamento la si ha dalla prima pagina de La Stampa del 2 Luglio 1983 di cui riportiamo sotto una copia presa dall’archivio storico del giornale Torinese.

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Quindi in sostanza cosa è lo scontrino fiscale? Uno strumento utile al fisco per monitorare gli introiti delle attività commerciali, ma anche un nuovo metodo che permette agli esercenti di tenere traccia dei movimenti e controllare in modo discreto commessi e dipendenti. In realtà non fu visto proprio con gioia l’introduzione di questo documento, tant’è che non mancarono polemiche e discussioni legate anche ai costi cui furono sottoposti gli esercenti per mettersi in regola. Un nuovo registratore di cassa costava tra un milione e mezzo di lire e due milioni, i nuovi rotolini per l’emissione dello scontrino costavano circa 3000 lire (a fronte delle 500 lire dei vecchi non omologati). Non mancano pene e multe: chi non fornisce scontrino fiscale può essere punito con una multa fino a 900 mila lire con in più la sospensione della licenza fino a 60 giorni (quindi con la chiusura dell’esercizio per questo periodo). È prevista invece la reclusione fino a tre anni per chi manomette il registratore di cassa.

Sempre le stesse normative hanno introdotto anche le fatture per 17 categorie, tra cui barbieri e lavanderie.

Scontrino fiscale: impariamo a leggerlo insieme

Lo scontrino rimane tutt’oggi lo stesso di oltre 30 anni fa. Riporta i dati dell’azienda che lo rilascia, quindi indirizzo, partita IVA, nome e cognome (o comunque nome della società che lo rilascia), i corrispettivi riferiti ad ogni singolo prodotto venduto, la data l’ora e il numero progressivo di stampa. Inoltre deve riportare il logotipo fiscale seguito da una serie di lettere e numeri.

Tutti gli esercizi commerciali sono obbligati a rilasciare scontrino fiscale che funge anche da garanzia di due anni per ogni bene acquisito. Non sono invece obbligati a richiederlo i consumatori che, fino al 2003 erano soggetti a multe salate se trovati sprovvisti di tale documento.

Torneremo presto a parlare di scontrino fiscale e normativa… continuate a seguirci 😉

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